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  Di Andrea Morandi

Pianista, cantante, compositrice e anche fisarmonicista, nata a Genova e poi arrivata a Milano a metà degli anni Ottanta, Laura Fedele è da anni una delle protagoniste del jazz italiano al femminile in Italia, soprattutto sulla scena milanese, da sempre avara di talenti rosa. Eclettica e imprevedibile, capace di mettersi al piano e interpretare tanto un pezzo di Tom Waits quanto un vecchio standard, la Fedele questa sera sale sul palco del Blue Note per un concerto in cui sarà affiancata dagli abituali Stefano Dall’Ora al contrabbasso e Gio Rossi alla batteria, e in cui, tra l’altro, suonerà anche brani tratti da l suo ultimo disco, Monna Lizard.

   
 
  • Beh, l’idea per questa sera è di fare il meglio di tutto quello che ho inciso in carriera – racconta - Con i miei due musicisti suoniamo da molto tempo, siamo affiatati e quindi spazieremo da standard a pezzi del tributo che ho dedicato a Nina Simone, tra blues, soul e jazz.
  • Lei suona spesso in città, vive qui da molto tempo oramai, al punto da essere una milanese acquisita. Che rapporto ha con Milano?
  • Dipende. Sona nata e cresciuta a Genova da famiglia napoletana, poi vent’anni fa sono venuta a Milano e non mi sono più mossa. Devo dire che per fare questo lavoro va bene, ma la città è cambiata in peggio, negli anni Ottanta era molto più vivibile,meno pressante. Oggi ci sono una serie di problemi che ti minano il vivere quotidiano, dall’inquinamento al parcheggio sotto casa.
  • Come reputa la scena jazz milanese? In buona salute?
  • Questa è una domanda che mi mette sempre in crisi. La cosa buffa è che io rimpiango la scena milanese degli anni Ottanta, ma se parlo con altri musicisti più vecchi, rimpiangono quella dei Settanta, e altri ancora quella dei Sessanta. Dal punto di vista jazz c’è sicuramente un po’ di declino.
  • Se lei deve sentire del buon jazz dove va?
  • Al Blue Note o alla Salumeria. Prima mi piaceva andare all’Osteria da l Jazz ma ora non c’è più. Non c’è moltissimo, davvero.
  • Lei è una delle non molte presenze femminili nel jazz, non solo italiano. Perché? Se lo è mai chiesta?
  • Direi che come cantanti siamo anche troppe, però questo accade se non teniamo conto dei generi musicali.Se ci limitiamo al jazz è vero,la stragrande maggioranza dei musicisti è maschile. Il motivo principale è sempre quello, ed è legato al ruolo atavico della donna nei confronti dell’uomo. Molte cose sono cambiate ma altre non sono poi mutate tantissimo.
  • Lei ha dedicato uno spettacolo e un disco, Independently blue, a una grande donna del Novecento musicale americano: Nina Simone.
  • In realtà nacque tutto per caso. Me lo commissionarono. Poi addentrandomi nel repertorio sterminato della Simone, anche lei cantant e pianista, ho davvero trovato di tutto. Un artista incredibile, che cantava standard e pezzi dei Bee Gees.
  • Me se dovesse fare il nome dell’artista che l’ha più influenzata? Quello che le ha fatto decidere di intraprendere qusta strada?
  • Non lo farei perché non c’è nessuno in particolare, ma molti. Non ho nessun mito, sono sincera, ma se proprio devo fare un nome, allora dico Ray Charles, un uomo incredibile. Ho letto libri, ho visto il film Ray, era davvero unico.
 
 

La Provincia
Domenica 6 luglio 2008

 

Standard jazz e incursioni blues
Castelverde, performance eclettica di Laura Fedele e il suo trio

In un Festival in precedenza esclusivamente dedicato alla lirica, il jazz sta conquistando una nicchia sempre più significativa. Sensazione, questa, maturata venerdì sera in piazza del Municipio per il concerto di laura Fedele Trio, manifestazione inclusa nel cartellone del Festival delle Muse organizzato dalla Provincia di Cremona. Fino alle 23,30 il pubblico ha infatti seguito la trascinante performance dell'eclettica musicista romana e del suo gruppo, chiedendo bis e dispensando applausi. Dopo il saluto del sindaco Carmelo Lazzarini, Fedele è salita sul palco, montato davanti alla facciata del palazzo municipale, assieme a due strumentisti preparatissimi: il contrabbassista Stefano Dall'Ora e il batterista Gio Rossi.

   
 

A dire il vero definire laura Fedele "jazzista" è riduttivo perchè durante il concerto la versatile pianista, cantante e compositrice ha testimoniato tutte le esperienze aturate in oltre vent'anni di carriera artistica, raccontando in pillole gli otto Cd fin qui realizzati. Un viaggio che si è snodato tra jazz puro, musica d'autore, blues e rivisitazioni di classici della canzone e nella quale Fedele non si è risparmiata, dimostrando tutto il suo istrionico talento. In apertura due brani di Nina Simone, "fenomeno" a cui qualche anno fa ha dedicato un disco monografico: Love me or leave me e Backlash Blues, pezzo quest'ultimo che si potrebbe tradurre come il Blues della frusta sulla schiena e in cui le "frustate" sono state rappresentate dai vigorosi colpi dell contrabbasso contrastati dall'olimpica sobrietà della batteria. Poi due pezzi tratti dall'album Tributo a Tom Waits: Clap hands, rivisitato con il titolo Pioggia nelle mani e Rain Dogs, ovvero Cani randagi.
Poi la grinta di Laura Fedele si è stemperata nell'originale interpretazione di due classici della canzone: Doce doce, vecchio successo di Fred Buongusto e Reginella. E non potevano mancare i classici del jazz concentrati nella Porteriana (omaggio a Col Porter) prima di un finale all'insegna di un mix di canzoni italiane dagli anni '60 a oggi che Fedele ha concentrato nel suo ultimo disco, Monna Lizard, uscito appena un mese fa. Sul palco di Castelverde l'artista romana ha tra l'altro proposto un successo di Mina, Sognando. infine uno scatenatissimo blues ("è un genere che ho nell'anima, non posso non farlo", ha detto) e come bis un antico canto tribale in cui la musicista si è esibita anche alle percussioni, conquistando definitivamente il pubblico e ricevendo i fiori dell'assessore alla cultura Paolo Pampini. (lu.mi)


 
 

LIVE TALES

 

Laura Fedele - La scighera
9 marzo 2007


 

Per chi conosce la più grande cantante jazz italiana, un concerto di Laura Fedele è sempre un piccolo grande evento, ancor di più lo è se avviene intorno all' 8 marzo, sapendo quanto Laura abbia lavorato nel rielaborare brani di grandi autori ed interpreti del passato ponendo l'attenzione su quelle canzoni che più di altre hanno trattato i forti temi sull'essere donna nella società moderna dall'inzio '900 ai giorni nostri. Così, nella splendida ed idonea cornice del recente e bel locale Milanese di Via Candiani "La Scighera" (che in milanese sta per nebbia), il trio della Fedele ha dato vita ad un piccolo trattato in musica sulla donna: donne sfruttate, depresse, disperate, orgogliose, donne soggetto e donne oggetto, nessun genere è stato tralasciato nella intelligente scaletta costruita dalla cantante la quale ha dispensato emozioni a non finire, grazie alla sua bravura al piano oltre che nel canto, ben supportata dagli splendidi Marco Castiglioni alla batteria (è uno che suona anche con il corpo, non solo con spazzole e bacchette) e Stefano Dall'Ora al contrabbasso (riesce a fare l'amore con il suo strumento). Grazie al suo pianismo fortemente bluesy e alla sua duttilissima voce non ha semplicemente "coperto" Billie Holiday, Bessie Smith, Nina Simone, Edith Piaf etc. ma è riuscita persino a dare una presenza fisica alle donne oggetto-soggetto delle canzoni che, e qui sta il merito del suo talento, vengono rielaborate risultando nel contempo non troppo distanti dagli originali e con un tocco personale, ora nelle linee musicali ora nell'interpretazione vocale, rendendo il tutto estremamente distintivo, passatemi il termine "fedeliano".

Il concerto è stato aperto dalla canzone manifesto di Dylan, Just Like A Woman in una interpretazione così intensa ed appassionata che intorno a me, tra il pubblico che ha stipato oltre capienza il locale, ho visto qualche occhio tradire l'emozione. Four Women di Nina Simone, altro cavallo di battaglia di Laura, ha dispensato pathos a profusione, come pure Miss Celie's, di Quincy Jones dal film di Spielberg Il Colore Viola, mentre Strange Fruits, canzone monumento di Billie Holiday, viene interpretata con un trasporto tale da lasciare "le note appese nell'aria" alla fine del pezzo; Back Water Blues (Bessie Smith) ci lascia attoniti per l'abilita di Laura nel trattare la materia del blues. Mon Homme, omaggio a Piaf e Greco, ci presenta la donna oggetto che si "zerbina" per il suo uomo, mentre Why Don't You Right vede un simpatico travestimento di Laura in versione Jessica Rabbit, divertentissima ed emblematica caricatura della femme fatale. Da segnalare anche la chicca Non M'importa del Mondo, una delle migliori canzoni di Rita Pavone, Sparami (L. Fedele) e il bis conclusivo Reginella, cantato e suonato in solitudine al piano, interpretazioni che ci danno l'esatta dimensione di questa artista che non finisce mai di stupirci, (ora ha finalmente ottenuto la cattedra di canto jazz al conservatorio di Como) e ci ha regalato ancora una serata da incorniciare.
(Gianni Zuretti)

Buscadero

novembre 2006

Sound Traks Festival
Cerro Maggiore (MI)
13 ottobre 2006

di Gianni Zuretti

Soud Traks, la manifestazione Blues & Jazz promossa e patrocinata dagli Assessorati alla cultura dei comuni di Cerro Maggiore e San Vittore Olona, ideata anche per raccogliere fondi per le organizzazioni umanitarie operanti sul territorio, è giunta alla seconda edizione e dobbiamo dire che più che "tracce" ha dimostrato di lasciare dietro di se "impronte" ben definite sia per la qualità della proposta che per il seguito entusiasta di un pubblico in continua crescita.

Il cartellone di quest'anno è partito con il botto, infatti ha visto la partecipazione di Eugenio finardi che ha presentato Anima Blues, e si concluderà con la presenza di Paolo Bonfanti e Jono Mason veri assi della musica rock- blues; comunque l'evento di questa edizione della manifestazione si è verificato con il concerto di Laura Fedele, senza pericolo di smentita la più completa tra le signore del jazz/blues italiano, oltre che artista di caraatura internazionale, maestra di canto (bello il suo libro... edito da Giuffrè), fisarmonicista e pianista sopraffina.

Nella serata in questione, dopo l'apertura dell'interessante ensemble Blueberry Quintet, che ha presentato un pop-jazz di ottima fattura, anche con brani originali che lasciano intravedere una certa progettuallità, Laura Fedele ha dispensato ad un pubblico numeroso che affollava l'auditorium (oltre 350 persone!) un set di canzoni imperniato principalmente sul repertorio di nina Simone e con divagazioni su brani di Tom Waits, Fabrizio De andrè e Nat Adderly.

La formazione è quella ormai supercollaudata del trio che prevede la collaborazione del pirotecnico e lirico contrabassista Stefano Dall'Ora e del batterista Marco Castiglioni capace di coniugare la semplicità e la naturalezza del gesto con profondità e fantasia delle linee ritmiche.

Si parte con Love Or leave me, un brano ideato per la messa a punto di voce e registro degli strumenti, poi subito il temporale di Liliac Wine dalla quale emerge lo spessore di questa meravigliosa artista, infatti Laura, oltre a fornire un'interpretazione da pelle d'oca per profondità e partecipazione emotiva, va ad arrampicarsi su scale vocali che solo Jeff Buckley aveva calpestato, magnifica!; poi la divertente Blacklash Blues tutta energia e ritmo con i compagni di viaggio in bella evidenza; a questo punto un'altro pezzo da novanta del repertorio Simoniano, Don't Let Me Be Misonderstood, quintessenza della musica pop sul quale le nervature blues instillate da Laura ne fanno una canzone da incorniciare, si passa per la giocosa I Want Some Sugar In My Bols tutta anni '20 e doppi sensi erotici, giocosa, si giunge a Picking Up After You la cover di Waits interpretata dallo stesso in duetto con Cristal Gayle che introduce la chicca della serata, Amore Che Vieni, amore Che Vai di De Andrè, una gemma che costituisce anche un'anticipazione del prossimo lavoro interamente italiano che, se sarà tutto su questo livello, potrebbe essere un disco grandioso; poi è la volta della canzone più conosciuta di Nina Simone, My Baby Just Cares For Me interpretata con personalità cercando appunto di non coprire pedissequamente l'originale. Dopo Work Song di Nat Adderly, vero scioglilingua musicale basato su di un pianoforte "liquido" ed un delizioso assolo di batteria, si giunge alla canzone che più apprezzo nell'interpretazione della fedele, Four Women, nella quale riesce a dispensare autentiche emozioni ipnotizzzando il pubblico; il concerto termina con una Mississippi Goddam, altro must di Nina, a fare da cigliegina sulla torta.

Naturalmente a gran voce viene richiesto il bis che sarà il simpatico e tribale traditional, Be My Husband nel quale Laura si esibisce danzando a piedi scalzi, cantando spesso a cappella (che voce!) e suonando anche un tamburo. Finale con pubblico in standing ovation, poi molti sul palco per tentare di accaparrarsi, dalle mani della stessa cantante, i pochi cd disponibili.

Bravi tutti, artisti, pubblico ed organizzatori; la musica di qualità e soprattutto ad ingresso libero è merce rara di questi tempi, va custodita gelosamente ed incitata a gran voce. ci vediamo al festival 3a edizione.

la Provincia

21 novembre 2005

L'espresso

21 agosto 2003

 

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