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  Le recensioni per "Monna Lizard "
 
 

 
Laura Fedele ha mostrato in più occasioni il suo talento vocale e pianistico, nonché la capacità di rimodellare brani altrui, famosi o meno, di vario tratto stilistico. Anche in questo Cd, il cui titolo si rifà al delizioso Monna Lisa di Ivan Graziani (una delle cover dell’album) e dà spunto all’originale copertina che la ritrae in “lucertolesche” posture e colori, lei mescola canzoni originali e cover. Pure se qualche arrangiamento ne smussa l’incisività mostrata nella presentazione fatta dal vivo, la sua scrittura si segnala per freschezza e ironia dei testi, in particolare Sparami e Un cuore morbido, ma anche La voce e Parole si ascoltano con piacere. E, come detto, le sue qualità si confermano anche dal confronto con composizioni altrui, di diverso rilievo: si va da Amore che vieni amore che vai (De André), a Non mi annoio (Jovanotti) e Dove Squando (PFM), fino all’originale scelta di Sognando (Don Backy) e al ritocco di classe de L’avance (Paolo Conte).

di Gianni Del Savio

pubblicata su Musica & Dischi: n.721 - 2008/09] pp. 49
 
 
 



Di Andrea Romeo

Camaleontica Laura Fedele. Riesce a ritagliarsi un po’ di tempo tra i numerosi concerti, le collaborazioni, l’insegnamento, e pubblica Monna Lizard, album variegato, ironico, solare, ma anche meditativo, riflessivo, “arrabbiato”. Sei cover, ovviamente rilette “a modo suo”, cinque brani originali, tutti legati da un’interpretazione essenziale, sempre di matrice jazzistica, la voce un po’ strumento che accompagna, un po’ leader per carisma ed intensità.
Quasi a sottolineare la volontà di esplorare confini anche distanti, la scelta di aprire con Non m’annoio, brano di Jovanotti, scelta sicuramente estrema quasi quanto quella fatta per Sognando di Don Backy, o per Dove… quando della PFM, brani inusuali in un contesto simile. Più “in linea”, se vogliamo, il Paolo Conte di L’avance o Amore che vieni amore che vai di De Andrè.
Ma è nei brani originali che la cantante tira fuori le unghie, raccontando sé stessa con grinta ed appassionata partecipazione: dall’ironia di La palla, alla dolente Sparami, alla riflessiva Parole, ed ancora l’affanno di La voce e la bellicosa chiusura di Un cuore morbido. Un caleidoscopio di sensazioni, una tavolozza arlecchinesca che dice, non dice, abbozza, insinua, lasciando comunque nell’ascoltatore un certo senso di curiosità nei confronti di un’artista troppo spesso relegata al ruolo, importante peraltro, di vocalist di lusso, e che invece ha tutte le caratteristiche per essere una front-woman a tutto tondo.
La scelta poi di farsi accompagnare solamente da contrabbasso e batteria esalta ancora di più la personalità vocale e la sorprendente capacità di mutare registro della Fedele, interprete ed autrice dai molti assi ancora nella manica.

www.lisolachenoncera.it

 

 

 

La principessa del blues centra il bersaglio con un album in italiano con 6 cover famose e 5 brani autobiografici che sembrano classici

“Ogni volta che scrivo una canzone, essa racchiude non una, ma cento esigenze e svela sfumature, sfaccettature e contraddizioni della mia personalità.. Anche quando non parli di te stessa, il linguaggio è il tuo…Sei tu, col desiderio preciso di essere”. Così Laura Fedele presenta Monna Lizard, suo ultimo lavoro in cui fonde in modo magistrale brani scritti da lei con originalissime versioni di alcuni classici della canzone italiana. Si inizia proprio con uno di questi, Non mi annoio, il popolare funky crossover di Jovanotti qui rivisto con elganza acustica e spirito bluesy dalla Fedele e dai suoi ottimi musicisti (Stefano Dall’Ora al contrabbasso e Gio Rossi alla batteria). Il brano dà subito un tono al lavoro: sfizioso,sincopato, raffinato, originale, quasi peccaminoso. Già, perché (sin dai crediti nel booklet) Laura sottolinea la seducente natura femminile del disco, particolarmente presente nei pezzi di sua composizione. Questi, in primis, mostrano inequivocabilmente le sue influenze principali (jazz, blues, rock, canzone d’autore), qui dosate con grande sapienza e notevole gusto. L’incantevole ricetta sonora di Laura risulta perfetta per sostenere il suo messaggio tutto al femminile. Ascoltate, al proposito, Cuore morbido, intrigante e assassina come un pezzo di Tom Waits. Oppure Sparami, love ballad con un tocco noir alla Buscaglione e persino la poetica Parole in cui laura immagina una bancarella in cui “ non vendo suppellettili e nemmeno orologi/ Non vendo frutta non vendo fiori/ ma parole d’ogni forma e colore/ Parole aspre come limoni/ Dolci succose tenere come meloni/ Dolorose come spine/ Parole assassine”
Sul versante delle cover, invece, la Fedele affascina con una curiosa versione di Dove…quando della Pfm, sbalordisce con la Sognando di Don Backy resa celebre da Mina, commuove in Amore che vieni amore che vai (De Andrè), che trasuda blues da ogni battuta, e diverte nella rilettura davvero personalissima del pezzo (Monna Lisa di Ivan Graziani) che ha ispirato il titolo del lavoro. (Lizard, geco/lucertola, è il tatuaggio che c’è sulla spalla destra di Laura e che campeggia sulla copertina del disco). Un progetto creativo e originale che sicuramente piacerà ai nostri lettori.

Ezio Guaitamacchi

 

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